21 Maggio 2019
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SAN VENANZIO MARTIRE
San Venanzio Martire: brevi cenni biografici

i tempi del re Antioco viveva un giovinetto di nome Venanzio, incontrò il cristianesimo per mezzo del maestro Porfirio, rinunciò a tutti i suoi beni e si offrì a Dio. Il re lo fece flagellare per indurlo al culto pagano e lo sottopose a vari martiri (fu appeso a testa in giù sul fuoco acceso; gettato tra i leoni ma le belve gli leccarono le ferite; fu scaraventato giù dalle mura della città, ma un angelo lo soccorse, oggi in quel luogo sorge una chiesa, San Venanzio Piccolo).
Dopo aver sottoposto il giovane ad altri tormenti, lo condussero fuori della città, dove erano due colonne, e lì lo uccisero con un colpo di spada il giorno 18 maggio.
I cristiani vegliarono il suo corpo tutta la notte e lo posero in un sarcofago nuovo in un campo non lontano dalla città. L’anno della sua morte rimane ancora incerto, è da collocarsi però nella prima metà del III secolo dell’era cristiana.
Nella Cripta sono conservate le reliquie del Santo e del suo Maestro San Porfirio più alcune formelle che ricordano i vari momenti del martirio e una pietra che reca impresse le impronte delle ginocchia del giovane Santo che pregò per i suoi persecutori facendo scaturire una sorgente d’acqua zampillante (oggi Chiesa della Fonte di San Venanzio).


L'interno della Basilica

La vastità dello spazio è dominata con effetto solenne e monumentale dalle tre navate che indirizzano lo sguardo verso la grandiosa cupola, punto culminante e primaria sorgente di illuminazione di tutto l’interno.
Gli altari laterali presentano opere pittoriche in gran parte della tradizione marchigiana del XVII e del XVIII sec. Nel presbiterio è collocato l’altare in marmo settecentesco, un coro in legno di noce della stessa epoca e un grande crocifisso ligneo del XVI sec.
Il Sacello di San Venanzio, chiuso da un’inferriata, custodisce un armadio di noce, al suo interno si trova la statua argentea di San Venanzio e sei candelieri d’argento. La statua, fusa nel 1764 dall’argentiere romano Tommaso Politi, fu donata dal Vescovo Francesco Viviani, in sostituzione di quella offerta dal duca Giulio Cesare da Varano nel XV sec. e successivamente distrutta.
Essa rappresenta il martire camerinese vestito da soldato romano che tiene lo stendardo con la destra e sulla sinistra porta la città di Camerino secondo l’antica tradizione iconografica di San Venanzio protettore della città.


L'esterno della Basilica

La piazza di San Venanzio aveva fino al ‘700 un aspetto molto diverso, suggestivo e grandioso: il piano era ad un livello più basso dell’attuale, per cui la facciata della chiesa con il suo magnifico portale e il campanile, perfettamente in vista, appariva più slanciata. Dopo il terremoto del 1799 cambia profondamente il suo aspetto. Viene realizzato un pronao incompleto nei capitelli che copre e protegge l’antica facciata.
La facciata, risalente al XIV sec. reca al centro un bel rosone e su due mensole poggiano dei leoni simbolo del potere guelfo.
Il portale della seconda metà del XIV sec. presenta un arco a tutto sesto e i pilastri finemente decorati a motivi floreali. L’architrave che sorregge la lunetta presenta il Cristo con i dodici Apostoli, nella lunetta campeggiano le statue della Vergine col Bambino e di San Porfirio, quella di San Venanzio purtroppo è andata perduta (opera attribuita ad uno scultore toscano che si ispirò a Giovanni Pisano).


Museo Parrocchiale

Sono raccolti negli armadi i vasi sacri e la suppellettile liturgica più preziosa. Da segnalare in particolare sei candelieri e croce d’altare in cristallo di rocca (sec. XVI) dono del cardinale Pierbenedetti; un ostensorio d’argento (sec. XVIII); una preziosa croce stazionale del sec. XIII ornata con smalti di figure dei santi, trafugata e ora ricostruita anche se incompleta; paramenti liturgici (pianete e piviali) del XVIII sec; tele di vari autori tra le quali una Mandonna del Rosario con i Santi Domenico e Caterina attribuita a Gian Antonio Guardi; una statua di San Rocco e una rara e preziosa reliquia di San Carlo Borromeo (mitria).



La festa del Santo Patrono viene festeggiata ogni anno il 18 maggio giorno natale del giovane martire.


Negli stessi giorni la città vive la rievocazione storica “Corsa alla spada e palio” che immerge Camerino nei colori e nell’atmosfera del Rinascimento e della signoria dei Da Varano. Particolarmente suggestivo il grande falò (il focaraccio) che viene acceso dai trenta atleti, che parteciperanno alla corsa, il giorno prima della festa del Santo, un fuoco che rinsalda il legame della città a San Venanzio Martire.


San Venanzio è patrono dell’Arcidiocesi di Camerino San Severino Marche; protettore dalle cadute, dal mal di testa e dei giovani delle Marche.

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