17 Gennaio 2019
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SAN VENANZIO MARTIRE
San Venanzio Martire: brevi cenni biografici

i tempi del re Antioco viveva un giovinetto di nome Venanzio, incontrò il cristianesimo per mezzo del maestro Porfirio, rinunciò a tutti i suoi beni e si offrì a Dio. Il re lo fece flagellare per indurlo al culto pagano e lo sottopose a vari martiri (fu appeso a testa in giù sul fuoco acceso; gettato tra i leoni ma le belve gli leccarono le ferite; fu scaraventato giù dalle mura della città, ma un angelo lo soccorse, oggi in quel luogo sorge una chiesa, San Venanzio Piccolo).
Dopo aver sottoposto il giovane ad altri tormenti, lo condussero fuori della città, dove erano due colonne, e lì lo uccisero con un colpo di spada il giorno 18 maggio.
I cristiani vegliarono il suo corpo tutta la notte e lo posero in un sarcofago nuovo in un campo non lontano dalla città. L’anno della sua morte rimane ancora incerto, è da collocarsi però nella prima metà del III secolo dell’era cristiana.
Nella Cripta sono conservate le reliquie del Santo e del suo Maestro San Porfirio più alcune formelle che ricordano i vari momenti del martirio e una pietra che reca impresse le impronte delle ginocchia del giovane Santo che pregò per i suoi persecutori facendo scaturire una sorgente d’acqua zampillante (oggi Chiesa della Fonte di San Venanzio).


L'interno della Basilica

La vastità dello spazio è dominata con effetto solenne e monumentale dalle tre navate che indirizzano lo sguardo verso la grandiosa cupola, punto culminante e primaria sorgente di illuminazione di tutto l’interno.
Gli altari laterali presentano opere pittoriche in gran parte della tradizione marchigiana del XVII e del XVIII sec. Nel presbiterio è collocato l’altare in marmo settecentesco, un coro in legno di noce della stessa epoca e un grande crocifisso ligneo del XVI sec.
Il Sacello di San Venanzio, chiuso da un’inferriata, custodisce un armadio di noce, al suo interno si trova la statua argentea di San Venanzio e sei candelieri d’argento. La statua, fusa nel 1764 dall’argentiere romano Tommaso Politi, fu donata dal Vescovo Francesco Viviani, in sostituzione di quella offerta dal duca Giulio Cesare da Varano nel XV sec. e successivamente distrutta.
Essa rappresenta il martire camerinese vestito da soldato romano che tiene lo stendardo con la destra e sulla sinistra porta la città di Camerino secondo l’antica tradizione iconografica di San Venanzio protettore della città.


L'esterno della Basilica

La piazza di San Venanzio aveva fino al ‘700 un aspetto molto diverso, suggestivo e grandioso: il piano era ad un livello più basso dell’attuale, per cui la facciata della chiesa con il suo magnifico portale e il campanile, perfettamente in vista, appariva più slanciata. Dopo il terremoto del 1799 cambia profondamente il suo aspetto. Viene realizzato un pronao incompleto nei capitelli che copre e protegge l’antica facciata.
La facciata, risalente al XIV sec. reca al centro un bel rosone e su due mensole poggiano dei leoni simbolo del potere guelfo.
Il portale della seconda metà del XIV sec. presenta un arco a tutto sesto e i pilastri finemente decorati a motivi floreali. L’architrave che sorregge la lunetta presenta il Cristo con i dodici Apostoli, nella lunetta campeggiano le statue della Vergine col Bambino e di San Porfirio, quella di San Venanzio purtroppo è andata perduta (opera attribuita ad uno scultore toscano che si ispirò a Giovanni Pisano).


Museo Parrocchiale

Sono raccolti negli armadi i vasi sacri e la suppellettile liturgica più preziosa. Da segnalare in particolare sei candelieri e croce d’altare in cristallo di rocca (sec. XVI) dono del cardinale Pierbenedetti; un ostensorio d’argento (sec. XVIII); una preziosa croce stazionale del sec. XIII ornata con smalti di figure dei santi, trafugata e ora ricostruita anche se incompleta; paramenti liturgici (pianete e piviali) del XVIII sec; tele di vari autori tra le quali una Mandonna del Rosario con i Santi Domenico e Caterina attribuita a Gian Antonio Guardi; una statua di San Rocco e una rara e preziosa reliquia di San Carlo Borromeo (mitria).



La festa del Santo Patrono viene festeggiata ogni anno il 18 maggio giorno natale del giovane martire.


Negli stessi giorni la città vive la rievocazione storica “Corsa alla spada e palio” che immerge Camerino nei colori e nell’atmosfera del Rinascimento e della signoria dei Da Varano. Particolarmente suggestivo il grande falò (il focaraccio) che viene acceso dai trenta atleti, che parteciperanno alla corsa, il giorno prima della festa del Santo, un fuoco che rinsalda il legame della città a San Venanzio Martire.


San Venanzio è patrono dell’Arcidiocesi di Camerino San Severino Marche; protettore dalle cadute, dal mal di testa e dei giovani delle Marche.

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Il modulo di iscrizione al CRE!!!

Prima Pietra

Un carissimo saluto alle autorità presenti al nostro Arcivescovo, al Sindaco della nostra città, al Magnifico Rettore dell’Università, ai rappresentanti della FISM, ai benefattori presenti a tutti voi che partecipate a questo giorno di grande gioia e di speranza per la nostra scuola dell’infanzia “Maria Ausiliatrice”. Essere qui oggi rappresenta la realizzazione di un progetto ambizioso, che a tratti ha assunto i contorni di un sogno: quello di riuscire a ricostruire una scuola chiusa e danneggiata a causa del terremoto. La scuola dell’infanzia rappresenta da sempre per la parrocchia di San Venanzio e credo per tutta la comunità cristiana di Camerino un centro vitale, un luogo di incontro con tante famiglie e di crescita per i tanti bambini che, a partire dalla generosa intuizione di don Mosè più di 50 anni fa, vi hanno trascorso gli anni della fanciullezza: una realtà viva e bella che non poteva veder terminare la sua storia in un momento così duro per la nostra città.
Non è stato semplice, ci sono stati momenti difficile, a volte anche di sconforto, ma il desiderio di poter dare un futuro certo e sicuro ai nostri bambini ci ha spinto a guardare oltre, a cercare aiuto, a cercare il sostegno di tutti quelli che come noi credono che la pluralità dell’educazione sia sempre una risorsa e mai una perdita.
Ci abbiamo creduto e insieme siamo giunti a questo giorno che per noi rappresenta una rinascita, il poter guardare al futuro della nostra scuola con più ottimismo perché finalmente vedremo realizzati gli sforzi degli ultimi mesi. La nuova scuola sarà realizzata con le più moderne e sicure tecnologie che permetteranno a tutti, e sottolineo a tutti, di avere un luogo sicuro e bello per la crescita dei bambini e per tutta la nostra città che ha bisogno di segni di speranza: credo proprio che l’inizio dei lavori di questa nuova scuola ne rappresenti uno tra i più belli. Da soli non potevamo realizzare tutto questo e oggi sono qui a ringraziare quanti con straordinaria generosità ci hanno sostenuto l’amministrazione Comunale GRAZIE la Chiesa GRAZIE, non è presente ma è doveroso ricordare il cavaliere Giovanni Arvedi che si farà carico della costruzione dell’intero edificio, della FISM, di tante parrocchie e associazioni, di gruppi ecclesiali e non solo che c’hanno voluto donare il frutto della loro generosità, in un’amicizia che è andata oltre la mera donazione economica: tanti di loro in questi mesi li avete incontrati e hanno partecipato alla vita della nostra comunità portando nel cuore la nostra storia in tante parti d’Italia.
Ma permettetemi ricordare in particolare la donazione di un bambino che insieme a sua nonna mi portò, mesi fa il frutto, di una sua piccola raccolta, rinunciando a piccole voglie quotidiane, appena € 40 che per me hanno avuto il sapore della donazione della vedova lodata da Cristo del Vangelo: ha dato tutto quello che aveva, e questo bambino rappresenta la generosità più bella di chi non avendo molto sa pensare a chi ha perso tutto: proprio per questo oggi rinasce la nostra scuola.
Un ringraziamento particolare va poi al signor Giovanni Mancinelli e alla sua famiglia che generosamente e gratuitamente ci hanno permesso, in questi mesi, di utilizzare la loro nuova casa come sede provvisoria: grazie con tutto il cuore.
Non posso dimenticare le maestre Consuelo, Elisabetta e Silvia per il loro straordinario lavoro, la scuola vive grazie a voi!!!
Don Marco


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